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Le minacce degli Houthi: «Pronti a bloccare di nuovo il Mar Rosso»

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di Lorenzo Cremonesi

I combattenti yemeniti sono «l’arma di riserva» del regime della Repubblica islamica

KARBALA (IRAQ) –  Che gli Houthi sarebbero tornati a sparare era abbastanza prevedibile. Non è affatto strano che il gruppo radicale yemenita, finanziato e armato da Teheran, abbia scelto ieri di tornare a lanciare missili contro Israele, minacciando anche di riprendere i suoi attacchi sulle navi che transitano nel Mar Rosso e persino di paralizzare lo Stretto di Bab al Mandeb. Le prospettive appaiono drammatiche per il commercio mondiale, già penalizzato dalla crisi energetica innescata dal blocco delle petroliere nello Stretto di Hormuz.
Bab al Mandeb è l’accesso al Canale di Suez dall’Oceano Indiano e viceversa: se i missili e i droni Houthi lo fermassero come hanno già fatto tra il novembre 2023 e gennaio 2025, rivendicando il loro ruolo di protettori-vendicatori dei palestinesi bombardati dagli israeliani a Gaza, verrebbe colpito il 40 per cento del movimento dei container e il 10 per cento del traffico marittimo internazionale.

Al servizio di Teheran

La domanda che viene spontanea non è come mai gli Houthi lo abbiano fatto, bensì piuttosto perché abbiano atteso un mese prima di entrare in azione. E le risposte possono essere almeno

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