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Le mediazioni, l’ipotesi di un incontro a Islamabad, poi la svolta di Trump sull’Iran: così si è arrivati alla tregua. Ora si ripartirà dal documento in 10 punti

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di Giuseppe Sarcina

La trattativa diplomatica fallita all’Onu: non passa il voto per riaprire Hormuz. La nota di Meloni: i civili non paghino le colpe del regime

Nella notte italiana, Donald Trump e il governo iraniano accettano la proposta di mediazione avanzata dal primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif: proroga di due settimane per l’ultimatum fissato alle 2 della notte scorsa (ora italiana) dal presidente Usa e contestuale riapertura dello Stretto di Hormuz. Si è chiusa così una lunga giornata cominciata con la sinistra minaccia trumpiana: «Un’intera civiltà morirà stanotte». Poi sono arrivati i segnali di un possibile compromesso. Lo stesso leader americano aveva aperto a un posticipo «se fosse cambiato qualcosa». Il Segretario di Stato, Marco Rubio, aveva messo tutti sull’avviso, interpellato dalla Cnn: «Ci saranno ulteriori notizie sul negoziato».

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Nel frattempo, prendeva posizione anche l’Ue e, con una nota, il governo guidato da Giorgia Meloni, con due passaggi. Primo: «L’Italia ribadisce la propria ferma e risoluta condanna nei confronti delle condotte destabilizzanti del regime di Teheran», con riferimento al blocco della navigazione nel Golfo, agli attacchi contro i Paesi della regione e alla «sistematica e brutale

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