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Le leggi sulle armi, in Canada: la messa al bando di quelle d’assalto e le troppe che arrivano (illegalmente) dagli Usa

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di Sara Gandolfi

La riforma che ha messo al bando pistole e fucili d’assalto è stata criticata nelle aree rurali e dai popoli indigeni. Molti sedi di polizia si sono rifiutate di ritirarle

In una due giorni di follia, il 18 e 19 aprile 2020, il cinquantunenne Gabriel Wortman fu protagonista di una serie di sparatorie in 16 diverse località  nella provincia canadese della Nuova Scozia, nel Canada orientale, uccidendo 22 persone prima di essere colpito a morte dalla Royal Canadian Mounted Police, le leggendarie Giubbe Rosse. 

La sparatoria in un liceo in Canada, in diretta: 9 morti, 27 feriti

Una strage che sconvolse un Paese poco abituato a fatti di sangue così gravi, a differenza dei vicini Stati Uniti. La risposta del governo liberale fu quasi immediata. Meno di quindici giorni dopo, il 1° maggio 2020, l’allora primo ministro Justin Trudeau, mantenendo una promessa elettorale, annunciò la messa al bando di circa 1.500 marche e modelli di armi d’assalto di «livello militare», comprese due delle cinque pistole utilizzate negli attacchi. 

Negli anni successivi, il governo canadese ha lanciato una vera e propria riforma in materia di armi, ampliando l’elenco delle armi  vietate e bloccando

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