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Le Iene si autocelebrano. Ma, tra manifesta aggressività e teorie scientifiche, hanno poco da festeggiare

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di Aldo Grasso

Molte le contraddizioni nel metodo utilizzato dal programma negli anni

«Le Iene presentano: Inside», lo spin-off ideato da Davide Parenti e condotto da Filippo Roma è un curioso e ambiguo tentativo di autocelebrazione, di riutilizzo del magazzino e di infowashing (calco di greenwashing). La presunzione è di raccontare il Belpaese attraverso alcuni dei servizi più significativi delle «Iene», in quasi trent’anni di attività. Rivediamo interviste a Giulio Andreotti, a Gianfranco Fini, a una giovane Giorgia Meloni, a Vittorio Sgarbi (era il caso?) e poi le inchieste sui furbetti del cartellino (quelli che timbrano senza andare al lavoro), sui ministeri che a Roma non pagano le tasse sui rifiuti, sull’evasione fiscale, sulla sicurezza sul lavoro, ecc.

Mandando in onda il fior da fiore, «le Iene» danno di sé un’immagine virtuosa, ci ricordano il loro modo scanzonato di occuparsi di cose serie (Lillo e Greg, il Trio Medusa, Enrico Lucci…), si interrogano sui limiti del politicamente corretto: «ne emerge – è la loro missione – la fotografia di un Paese di straordinaria bellezza ma anche di profonde contraddizioni».
Ma la contraddizione più grande sta proprio nel cosiddetto «metodo Iene»: quella spregiudicatezza che consente loro di sostituirsi

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