
di <b>Paolo Valentino</b>
Alexeij Navalny, le analisi pubblicate oggi da 5 Stati smentiscono le affermazioni dello Zar che aveva parlato di morte naturale
È stato molto probabilmente avvelenato con una potente sostanza tossica Alexeij Navalny, il leader dell’opposizione russa morto due anni fa in una prigione di massima sicurezza siberiana, ufficialmente per cause naturali.
È la conclusione a cui sono giunti cinque governi occidentali, sulla base delle analisi di laboratorio condotte su campioni prelevati dal suo corpo.
In un comunicato congiunto, pubblicato a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera, i ministri degli Esteri di Regno Unito, Svezia, Francia, Germania e Olanda dichiarano che i test hanno confermato in modo definitivo «tracce di epibaditina», una sostanza mortale «presente nella pelle delle rane freccia del Sud America, introvabile in Russia allo stato naturale». Considerata uno dei più letali veleni sulla terra, l’epibaditina causa paralisi, arresto respiratorio e la morte tra atroci dolori.
La scoperta smaschera l’ennesima bugia delle autorità russe, che hanno sempre attribuito la scomparsa del dissidente a ragioni naturali: «Tenendo Navalny in prigione, la Russia aveva i mezzi, i motivi e l’opportunità di avvelenarlo». Secondo la moglie dell’oppositore, Yulia Navalnaya, il rapporto convalida




