
di Greta Privitera
Secondo Nazemi gli Stati Uniti hanno dimostrato di non conoscere la Repubblica islamica
Per dire: il 12 dicembre, a Mashhad, Pouran Nazemi viene arrestata con la Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi, ancora in prigione. La portano in cella, la mettono in isolamento e la liberano due mesi dopo, a febbraio. Nazemi è una delle più note attiviste d’Iran che ha dedicato la vita alla difesa dei diritti delle donne e dei prigionieri politici. Si è già fatta quasi quattro anni di prigione per il semplice, ostinato sogno di un Paese libero. E, nonostante sappia quello che rischia quando parla, continua a farlo. Lo fa anche nel primo giorno di questo precario cessate il fuoco che ha a lungo aspettato e invocato. Parla ancora, da Teheran, e rilascia dichiarazioni contro i dittatori, con lo stesso coraggio di sempre.
Si spettava la tregua?
«Sì, la guerra è sempre la peggiore delle soluzioni e porta solo sconfitti. La Repubblica islamica ha molti strati e ha radici profonde; gli Stati Uniti hanno dimostrato di non conoscerla. Sarà il popolo iraniano a scendere di nuovo per le strade e a cacciare questo regime che in nome della religione




