
Il capolavoro di Mario Monicelli del 1966. La testimonianza di Angela Ielmoni, proprietaria della casa saccheggiata da Brancaleone
«Lo mio nome – stare attenti! – lo mio nome est Brancaleone da Norcia!». Bastano poche parole, pronunciate dall’inconfondibile voce di Vittorio Gassman, per catapultarci nel Medioevo feroce de L’armata Brancaleone, film cult di Mario Monicelli uscito nel 1966. Sessant’anni dopo, la Tuscia custodisce ancora le impronte di quella sgangherata cavalcata diventata storia del cinema. Da Viterbo a Vitorchiano, tra le cascatelle di Fosso Castello e la Torre di Chia, il paesaggio fa da cornice a un cast straordinario: oltre a Gassman, ci sono Catherine Spaak, Gian Maria Volonté, Enrico Maria Salerno e Carlo Pisacane, l’indimenticabile Capannelle. A Vitorchiano, teatro delle scene del borgo colpito dalla peste, il set è ancora vivo nella memoria di chi c’era. Come Angela Ielmoni: «Il ricordo più nitido? Gassman sdraiato sulle nostre scale di casa. Aspettava mia madre per chiederle il permesso di usare una delle nostre finestra». E poi il cavallo giallo, i prosciutti e le salsicce lanciati dall’armata: dettagli di una comicità dissacrante, con cui Monicelli fece piazza pulita dell’immaginario patinato di dame e cavalieri, mettendo in scena la




