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L’altra faccia del budget cap: ingegneri F1 più tentati dagli stipendi dell’aerospaziale

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Il tetto ai costi dei team ha salvato diverse squadre e aiutato la crescita della Serie. Ma anche influito sugli avanzamenti di carriera del personale tecnico che sempre più spesso guarda ad altre categorie del motorsport (Wec e MotoGP) o altri settori industriali in prospettiva meglio remunerati

Paolo Filisetti

11 agosto – 18:17 – MILANO

La seconda parte della stagione della F1 costituirà una sfida anche dal punto di vista della gestione tecnico-economica dei team. Gli sviluppi che saranno introdotti sono stati pianificati nei mesi precedenti, tenendo in considerazione un parametro fondamentale: il budget cap. Alcuni team hanno sviluppato le monoposto attraverso una serie costante di aggiornamenti, mentre altri hanno introdotto evoluzioni più rarefatte. Il budget cap, come noto, è lo strumento di controllo dei costi che la F1 ha adottato dal 2021 per impedire l’incremento incontrollato della spesa dei team che, secondo i trend dell’epoca, avrebbe verosimilmente portato alla chiusura di diverse scuderie. L’obiettivo di porre limiti di spesa poggiava, a livello sportivo, su un’ipotetica equità, ovvero sulla possibilità di lottare ad armi pari in termini di risorse finanziarie impiegabili sul progetto della vettura. Un altro

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