di Laura Magna
Solo il 3% delle organizzazioni sanitarie ottiene ritorni significativi dagli investimenti in intelligenza artificiale. Ma il problema non è quasi mai l’algoritmo: senza governance, formazione e coinvolgimento dei clinici, anche la tecnologia più matura resta un progetto pilota
Solo il 3% delle organizzazioni sanitarie dichiara di aver ottenuto ritorni significativi dagli investimenti in intelligenza artificiale. È il dato da cui parte Jan Beger, Global Head of AI Advocacy di GE HealthCare, per spiegare perché la tecnologia delle tecnologie fatichi ancora a tradursi in valore reale per ospedali, medici e pazienti. Non è un caso isolato del settore sanitario: uno studio del Mit del 2025 ha rilevato che il 95% dei progetti di intelligenza artificiale in azienda, in qualunque settore, non produce i risultati attesi. La domanda, a questo punto, non è più se gli algoritmi funzionino. È perché, anche quando funzionano, il valore promesso resti spesso sulla carta.
Il divario tra adozione e valore
«Credo che la sfida principale sia quasi sempre il modo in cui l’intelligenza artificiale viene introdotta, più che la tecnologia in sé», spiega Beger. «In molti casi gli algoritmi funzionano bene, ma generare valore concreto è molto più difficile che limitarsi




