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Lacrime, bandiere e contestazioni. L’ultimo saluto di Pontida a Bossi

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di Cesare Zapperi, inviato a Pontida

I funerali con Meloni e Salvini. L’abbraccio del popolo della Lega alla famiglia del «Capo»

PONTIDA (Bergamo) Fosse stato un semplice spettatore, avrebbe commentato la scena con uno di quei ghigni sornioni che sfoggiava ai tempi d’oro. Lì, nella piazza dell’abbazia di San Giacomo, le più alte autorità dello Stato (fatta eccezione per il presidente della Repubblica) «costrette» ad ascoltare logan come «Se-ces-sio-ne, Se-ces-sio-ne», già piuttosto indigesto, o cori ancor più incendiari, tipo «Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore». Al punto da costringere il compunto ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a invitare i militanti a calmarsi. «Per favore…».

Anche nel giorno dell’addio, insomma, Umberto Bossi ha trovato modo di spiazzare tutti. Ma forse era il prezzo da pagare, una sorta di risarcimento postumo per il fondatore della Lega finito da almeno un decennio in un limbo per le sue condizioni fisiche e per il netto cambio di strategia politica di Matteo Salvini. Ci sono state anche le contestazioni e qualche urlo sgraziato nei confronti del vicepremier presentatosi in camicia verde, ma la mattinata è stata per il resto un omaggio carico di affetto, di nostalgia, di rimpianto anche, per un

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