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La tensione in Medio Oriente rimette al centro l’energia russa

di Paolo Valentino

Il colloquio tra Putin e Orban. Al centro le possibili conseguenze per il mercato energetico globale per la situazione in forte peggioramento in Iran e in tutto il Medio Oriente

Con chi parla Vladimir Putin, nel pieno della crisi iraniana? Col suo fiduciario ungherese, Viktor Orban, membro del Consiglio europeo e quinta colonna dello Zar dentro l’Ue. «È stata discussa la situazione in forte peggioramento in Iran e in tutto il Medio Oriente — fa sapere il Cremlino dopo la telefonata tra i due leaderanche in termini di possibili conseguenze per il mercato energetico globale».

La chiusura dello Stretto di Hormuz

Umiliato nuovamente sul piano geopolitico dall’attacco ordinato da Trump contro un suo alleato, Putin cerca di sfruttare il vantaggio immediato che la crisi gli offre sul fronte dell’energia. La chiusura dello Stretto di Hormuz, da dove passa il 27% del petrolio mondiale e il 20% del gas liquefatto, e la sospensione dell’estrazione dall’immenso giacimento di gas naturale Leviathan, a ridosso della costa israeliana, danno infatti fiato alla Russia. Non solo nell’immediato con l’aumento dei prezzi, ampliandone i margini per finanziare la guerra contro l’Ucraina. Ma anche in prospettiva, se il blocco

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