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La storia segreta del Teatro Ariston di Sanremo. Non solo Carlo Conti: dentro c’è un mondo che nessuno conosce. Parla Walter Vacchino: «Io vivo qui»

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di Paola Stroppiana

Dietro le quinte dell’Ariston: il proprietario Vacchino racconta la «scatola magica» di Sanremo. Tra cimeli, opere d’arte nascoste e ricordi (da Gorbaciov a Baudo), il proprietario svela perché è un tesoro che vive tutto l’anno

Affacciato su corso Matteotti, principale asse urbano e commerciale della città di Sanremo, il Teatro Ariston rappresenta da oltre sessant’anni uno dei luoghi simbolo dello spettacolo e del costume italiano. Dal 1977 è la sede stabile del Festival della canzone italiana, ma la sua identità culturale è molto più ampia di quella legata all’esperienza televisiva e dura 12 mesi l’anno: qui architettura, arti visive e arti dello spettacolo (un fitto cartellone di cinema e teatro), sono parti integranti di un’unica realtà. La storia comincia nei primi anni del Novecento, quando il cinema muoveva i suoi primi passi come intrattenimento popolare; a intuirne il potenziale fu Carlo Vacchino, che nel 1907 da Genova si spostò nella cittadina del ponente ligure per aprire il Cinema Sanremese. Dopo la sua prematura scomparsa la moglie Emilia e il figlio Aristide Vacchino portarono avanti l’attività con determinazione, ampliando l’offerta con il Teatro Principe Amedeo e con il Cinemateatro Centrale, decorato dagli affreschi liberty di

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