
di Lorenzo Cremonesi
Il regime iraniano risponde ai tiri su Natanz, puntando sul sito nel Negev, già sopravvissuto ai voli egiziani e agli Scud iracheni
BAGHDAD – Dai primi sospetti di Nasser nel 1967, agli Scud di Saddam Hussein del 1991, sino ai missili iraniani delle ultime ore: il centro nucleare di Dimona è sempre stato un simbolo della potenza di Israele e dunque un’ottima ragione per i suoi nemici per colpirlo. Un obiettivo speciale, che, come tutti i simboli che si rispettino, è ammantato da un che di indefinito con significati che variano a seconda dei tempi e delle circostanze.
Iran, le ultime notizie in diretta
Gli israeliani hanno sempre mantenuto la politica del diniego, o comunque del rigoroso no comment. Se ancora oggi chiedete a qualsiasi portavoce governativo — sebbene sia ben noto che il Paese da oltre un paio di decenni possiede tra 100 e 200 bombe atomiche, incluse le potenti testate termonucleari all’idrogeno, montate su missili balistici di ultima generazione -, la risposta sarà che Israele non intende essere il primo Paese dotato di un arsenale nucleare in Medio Oriente. Ci sono stati casi di giornalisti e ricercatori israeliani costretti a




