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La storia delle reti da pesca donate dai marinai bretoni che proteggono Kherson dai droni: «L’Ucraina è stata aggredita, così aiutiamo i civili»

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di Alessandra Coppola

La solidarietà dei cittadini di una manciata di villaggi attorno a Brest. Zelensky ha voluto incontrarli all’ambasciata ucraina a Parigi: «Non immaginate quante vite umane sono state salvate grazie al vostro aiuto», ha detto loro, con le lacrime agli occhi

Dalla nostra inviata 
PARIGI – A verificarne l’efficacia è stato lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky, l’autunno scorso, durante una delle sue visite a Kherson, occupata dai russi, quindi liberata, infine bersagliata dai droni. Ora protetta da una fitta tela di reti da pesca, semplici quanto estremamente funzionanti. Lungo le strade, tirate tra i pali della luce, sopra gli ospedali, a proteggere gli impianti elettrici. Una barriera difensiva tessuta dall’altra parte dell’Europa dai marinai bretoni. 

Quattro uomini in particolare, ignari di guerre e politiche internazionali, ma con l’intento di fare qualcosa di utile – come racconta un ampio servizio di Le Monde – Gérard Le Duff, Christian Abaziou, Jean-Jacques Tanguy e Yannick Calvez. 

Zelensky ha voluto incontrarli all’ambasciata ucraina durante la visita di novembre a Parigi: «Non immaginate quante vite umane sono state salvate grazie al vostro aiuto», ha detto loro, le lacrime agli occhi. 

È una storia speciale che si svolge tra

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