
di Irene Soave
«Come mi vesto? Mi trucco o no?» (Sì: l’Ai le ha consigliato un ottimo mascara marrone). «Devo lavarmi i capelli? Sto in casa o vado al parco?» (Al parco, e portarsi un panino). «Cosa metto nel panino?» (Pomodori, maionese, spinaci, mozzarella). L’esperimento di Upgrading Katie va avanti da sei mesi
Questo testo è tratto da «Big Bubble», la newsletter a cura di Irene Soave che arriva ogni domenica mattina a chi si iscrive (ci si può iscrivere qui) con una storia di cui tanti, ma non tutti parlano. Buona lettura!
Nel 1971 lo psichiatra newyorkese George Powers Cockcroft aveva pubblicato, con lo pseudonimo Luke Rhinehart, L’uomo dei dadi: un cupo what-if esistenziale sul caso e sull’identità, in cui il protagonista si affida al tiro dei dadi ogni volta che deve decidere alcunché. Il protagonista è anche lui uno psichiatra, di successo ma annoiato; del resto l’espediente del tiro dei dadi lo aveva messo in pratica, fin da giovanissimo, l’autore stesso.
«Se esce un numero da due a sei, farò quello che avrei fatto comunque: riporterò i bicchieri sporchi in cucina, mi laverò i denti, prenderò una doppia aspirina, andrò a letto accanto




