Home / Economia / La scalata di Del Fante, dalla Cdp a un polo da 150 mila presone

La scalata di Del Fante, dalla Cdp a un polo da 150 mila presone

image

Un deal immaginato, congegnato e poi messo a terra. Nell’offerta di acquisto e scambio da quasi 11 miliardi di euro, per trasferire l’intera Tim sotto il controllo di Poste, c’è il tratto di Matteo Del Fante. Una combinata tra banchiere e civil servant che ha connotato la carriera dell’amministratore delegato di Poste. L’inizio del percorso somiglia a una sliding door. Dopo il liceo a Firenze si trasferisce a Milano, dove una tesi su «Informazione asimmetrica e mercato obbligazionario: un’applicazione al caso italiano», gli vale una laurea con lode alla Bocconi. Poco dopo è nell’imbarazzo di dovere scegliere tra una borsa di studio Fullbright, aggiudicatagli per un dottorato di economia, e uno stage in banca d’affari da Jp Morgan. La soluzione a Del Fante la suggerisce un altro fiorentino dalla battuta fulminante. «È difficile dire cosa sia meglio tra carne e pesce, certo è che nel tuo caso il pesce è di ottima qualità», gli spiega Piero Barucci (ex presidente di Mps ed ex ministro del Tesoro, ndr), dopo avere paragonato la banca d’affari al pesce. Nel 1992 inizia così l’esperienza alla corte di Jp Morgan, la stessa banca che in queste ore affianca Poste in veste di lead financial advisor

Continua a leggere questo articolo qui

Tagged: