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La rivoluzione del credito, «neobank» contro fintech: chi vincerà il duello delle piattaforme

di Edoardo De Biasi

Da una parte l’offerta di servizi classici, dall’altra innovazione che taglia costi e attira le pmi: modelli a confronto

Il mondo vive ormai nelle grandi piattaforme digitali transfrontaliere. Sia che si tratti di merci (Amazon), di servizi editoriali e di intrattenimento (NBCUniversal), o di fondi (BlackRock). Sarà così anche nel credito ma la strada da percorrere è ancora molto lunga. Si avanza passo dopo passo cercando la via giusta, affrontando mille difficoltà. Le principali sono la tecnologia, il controllo dei costi, il numero di dipendenti, le complicate integrazioni e i singoli Stati. Sapendo di usare una provocazione anche le acquisizioni possono essere un ostacolo perché rappresentano un modello già superato, non potendo sfruttare appieno le economie di scala.
Oggi esistono grandi banche che assemblano piattaforme digitali, sportelli, fabbriche prodotto e controllate estere. Hanno alti costi generali legati soprattutto all’elevato numero di sedi fisiche, al personale e agli investimenti IT. Nel mondo occidentale domina Jp Morgan, guidata da Jamie Dimon, in Europa il Santander con la sua presidente Ana Botin e in Italia Intesa Sanpaolo con Carlo Messina. Sono aggregati creditizi con una presenza internazionale ma non vere e proprie piattaforme digitali transfrontaliere.

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