
di Guido Olimpio
Alla vigilia del conflitto Teheran aveva minacciato ritorsioni nei confronti dei vicini e il rischio era stato messo nel conto. Gli ayatollah vogliono destabilizzare le monarchie sunnite vicine agli Usa
Un conteggio provvisorio, in evoluzione perché gli iraniani continuano a «sparare» contro tutti. Dal 28 febbraio hanno lanciato quasi 1.500 tra missili terra-terra e droni kamikaze. Una risposta massiccia agli strike di Israele e Stati Uniti, un tiro intenso riservato soprattutto ai Paesi arabi che ospitano basi americane. Una categoria non proprio rigorosa perché hanno anche colpito l’Oman, il grande mediatore della regione. Forse un errore di mira oppure una conseguenza dell’autonomia concessa agli «artiglieri» dal potere centrale: in caso di guerra sapete cosa fare, anche senza ordini precisi.
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Sconvolgimento
Una spiegazione sostenuta in tv dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, conferma indiretta di un gap nella catena di comando sconvolta dai bombardamenti quotidiani da parte di Stati Uniti e Israele. Alla vigilia del conflitto Teheran aveva minacciato ritorsioni nei confronti dei vicini e il rischio era stato messo nel conto. Solo che la rappresaglia è stata più ampia del previsto e indiscriminata. I «vettori» sono arrivati




