
di Corriere Animali
Una patologia fungina l’ha portata sulla soglia dell’estinzione totale. Lo Smithsonian Institute sta provando il «rewilding». Al primo tentativo si è scoperto che la minaccia è ancora presente, ma alcuni esemplari sono sopravvissuti
La rana dorata (Atelopus zeteki) prova a riconquistarsi uno spazio in natura. Dal 2009 di questa specie endemica di Panama non si hanno praticamente più tracce negli ambienti naturali di cui è originaria, a causa di una malattia devastante causata da un fungo che ha decimato la specie. Un progetto di salvaguardia dello Smithsonian Institute ne ha curato la conservazione e la riproduzione in cattività e proprio in questi giorni sono in corso delle sperimentazioni sul campo, nelle sue zone di origine, per capire se ci sono le condizioni per una reintroduzione che consenta un progressivo ripristino della specie.
I primi test effettuati con il rilascio controllato di 100 esemplari hanno dimostrato che le condizioni ambientali sono ancora di forte rischio. A portarla sull’orlo dell’estinzione è stata la chitridiomicosi causata da un fungo, il Batrachochytrium dendrobatidis, che ne infetta la pelle alterandone l’equilibrio elettrolitico. E portandola alla morte. Il fungo è arrivato a Panama negli anni 80 e si è diffuso




