
di Giovanni Bianconi
Nordio sta valutando alcuni nomi per il suo nuovo braccio destro, dal capo dell’ufficio legislativo Antonello Mura al vice di Bartolozzi Vittorio Corasaniti.
Adesso si proverà a rimuovere le macerie. Sia dentro il ministero — dopo le scosse telluriche provocate dalle dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e della capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi — sia fuori, nel rapporto tra governo e magistrati.
Incassato il no popolare alla riforma costituzionale e assorbita (almeno in apparenza) l’uscita di scena di due figure che hanno giocato un ruolo non marginale nello scontro tra toghe e politica, si tenterà di riaprire il dialogo con giudici e pubblici ministero.
Tornando a confrontarsi con l’Associazione nazionale magistrati, anch’essa alle prese con un ricambio al vertice, e ascoltando le opinioni di qualche magistrato considerato più influente (leggi il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che ha già suggerito di dedicarsi ai problemi concreti, dalla semplificazione delle procedure all’accelerazione dei tempi dei processi).
Proprio per creare un clima più costruttivo Giorgia Meloni ha voluto togliere di mezzo gli ostacoli che avrebbero continuato a creare imbarazzi e frizioni. I passi indietro di Delmastro e Bartolozzi, insieme a quello più laborioso della ministra




