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La pagella del Mereghetti: Bouchet e un finale che sembra già scritto. Ma non è mai troppo tardi per cambiare (voto 7)

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di Paolo Mereghetti

Il nuovo film di Emanuela Piovano, presentato al Bif&st, è un racconto intimo tra memoria, desiderio e seconde possibilità

Già l’idea di raccontare la storia di una ottantenne, senza per forza caricarle addosso le malattie per cui quell’età è frequentata dal cinema (Alzheimer, demenza, immobilità et similia) merita l’apprezzamento.

Così come scegliere di farla interpretare da Barbara Bouchet, regina indimenticata del B-movie italiano (e non solo B, visto che ha recitato per Scorsese, Risi, Salce, Bolognini, Di Leo e ne dimentico), troppe volte sottovalutata (ma non dalla giuria del «Bif&st per il cinema italiano», che le ha dato il premio — meritato — come miglior attrice protagonista).

E se a questo si aggiunge il tema del fine vita e del diritto di essere la sola a doverlo decidere, ecco che Finale: Allegro di Emanuela Piovano mette già in campo una serie di argomenti che dovrebbero attirare l’attenzione dello spettatore.

A cui va aggiunta la delicatezza di tocco con cui la regista ha saputo guidare tutto il film, che naturalmente non parla solo di come decidere del proprio destino, perché affronta lateralmente ma neanche troppo almeno un altro paio di temi.

Ed ecco

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