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La (nuova) visione di Milano di Paolo Asti: «Così Torre Velasca è più vicina ai cittadini. Scommetto sulla rinascita delle corti»

di Elena Papa

L’architetto che ha ristrutturato la Torre tra i simboli della città pensa che il riuso adattivo offra agli edifici storici il giusto ruolo nel presente. La potenzialità dei cortili «segreti» come quello cinquecentesco di Palazzo Borromeo

Lo sprawl urbano e il progressivo abbandono del patrimonio edilizio hanno imposto una svolta: il «riuso adattivo». Un approccio che rigenera l’esistente riconvertendolo a nuove funzioni, senza disperderne il valore storico. In questo scenario, gli edifici dismessi smettono di essere passività a bilancio per diventare asset strategici. Il dialogo tra antico e nuovo si trasforma in una necessità economica per reintegrare volumi obsoleti nel tessuto vivo della città. Cardine di questa trasformazione è la corte lombarda, modello distributivo storico che oggi si reinventa come motore di socialità. Una sfida che trasforma il vincolo della preesistenza in opportunità progettuale, ottimizzando spazi e funzioni. Questa «chirurgia urbana» trova nel metodo dell’architetto milanese Paolo Asti una sintesi efficace, capace di scegliere la via della non-demolizione per fare della preesistenza il motore di una nuova idea di città. 

Perché il riuso adattivo è più etico dell’abbattere e ricostruire? 

«È una questione di responsabilità verso la città. Milano è fatta di

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