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La nuova (si fa per dire) «Canzonissima? È mortalmente prevedibile

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di Aldo Grasso

Il meccanismo è tanto semplice quanto disarmante: si prendono bravi interpreti e li si invita a riproporre una playlist che si compila da sola

La nuova (?) trasmissione condotta da Milly Carlucci ha impropriamente usurpato uno dei titoli storici della tv italiana: Canzonissima. Più onestamente avrebbe dovuto chiamarsi Nostalgissima o, meglio ancora, Coverissima (Rai1). Non serve un genio della tv per mettere insieme un gruppo di cantanti e fargli riproporre brani celebri del passato: «Città vuota» di Mina, «Bella vera» degli 883, «Lontano dagli occhi» di Sergio Endrigo, «Pregherò» di Adriano Celentano… Il meccanismo è tanto semplice quanto disarmante: si prendono bravi interpreti e li si invita a riproporre una playlist che si compila da sola, con lo stesso sforzo creativo richiesto per scegliere una stazione radio anni ’60. 

Il risultato? Una sequenza ben confezionata ma mortalmente prevedibile. «Che le canzoni entrino in gara!»: questo era Canzonissima, quella vera, in onda dal 1958 al 1975, abbinata alla Lotteria di Capodanno. Un varietà che aveva il coraggio della competizione, il ritmo dello spettacolo e, soprattutto, delle personalità in grado di reggerlo. Non solo cantanti, ma protagonisti. Non solo numeri, ma momenti.

Milly Carlucci

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