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La missione Usa: salvare il soldato Dollaro

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Dal Venezuela alla Groenlandia, passando per l’Iran e Cuba. Sono numerosi i fronti che, dal punto di vista geopolitico, Donald Trump ha aperto nelle scorse settimane. Tanto che, se ci si limitasse a una lettura superficiale, sembrerebbe essere avvalorata la tesi di quanti sostengono che il presidente americano agirebbe d’impulso, senza una chiara strategia alle spalle. Eppure le cose non stanno così. Il filo rosso che lega tutti questi dossier c’è. Ed è assai rilevante. La Casa Bianca punta infatti ad arginare i Brics e, in particolare, a salvaguardare il predominio globale del dollaro.

A seguito della cattura di Nicolás Maduro, Washington ha iniziato rapidamente a incamerare il petrolio venezuelano. «Le autorità provvisorie del Venezuela consegneranno agli Usa tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio sanzionato di alta qualità», dichiarò Trump, per poi aggiungere: «Questo petrolio sarà venduto al suo prezzo di mercato e quel denaro sarà controllato da me, in qualità di presidente degli Usa, per garantire che venga utilizzato a beneficio del popolo del Venezuela e degli Stati Uniti!». In quegli stessi giorni, l’inquilino della Casa Bianca affermò di essere aperto a vendere il greggio di Caracas anche a Cina e Russia.

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