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La manifattura pesa sempre meno. Che sia l’orgoglio d’Italia non basta: va sostenuta

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In questa fase storica bisogna evitare che si fermino gli investimenti delle imprese. Bisogna fare di più per la nostra industria, anche se il governo non se ne occupa

Gli allarmi si susseguono. Tra guerre e incertezze, il vero rischio è che si fermino gli investimenti delle imprese. Dall’Europa, come scriveva Ferruccio de Bortoli su queste colonne il 9 marzo scorso, è arrivato con la proposta di regolamento denominato «Industrial accelerator act» un invito molto forte a spingere sulla manifattura. Con altrettanto forti misure che dovrebbero portare a privilegiare le produzioni europee. Al di là del regolamento, non dobbiamo fare l’errore di cogliere solo l’aspetto prescrittivo dell’Europa, come già fatto con la necessità della transizione energetica. Un conto è fare in modo che le misure non siano penalizzanti. Un altro è, mentre si tenta di neutralizzare ulteriori burocratizzazioni e complicazioni, fare finta che il problema non esista. 
Stiamo pagando questo errore con i prezzi dell’energia tra i più alti in Europa. Rischiamo di farlo con l’industria non comprendendo che quando da Bruxelles ci viene chiesto di tornare a un peso della manifattura attorno al 20% del prodotto interno lordo si sta sottolineando un problema reale. 

Il caso americano

Non va dimenticato che

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