
di Marta Serafini
I dubbi di Kiev di fronte allo «sforzo diplomatico» degli Usa. E il no russo a una tregua più lunga dei tre giorni annunciati sabato da Putin conferma i timori ucraini
Aspettative alte ma illusioni basse. È così che Kiev ha guardato ieri alla missione a Mosca di Steve Witkoff e Jared Kushner, gli emissari della Casa Bianca. L’annuncio del Cremlino con cui Vladimir Putin ha ordinato la sospensione degli attacchi sulla capitale ucraina dalla mezzanotte di ieri e per tre giorni — cambia il quadro, ma non lo capovolge, anche perché riguarda solo una città e non va oltre l’inizio della settimana.
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L’obiettivo di Kiev è chiaro: usare la missione americana per costringere Washington a misurarsi con la realtà di una Russia che continua a parlare di negoziati mentre sul terreno porta avanti la guerra. Da Mosca, infatti, erano già arrivati segnali gelidi prima che Witkoff e Kushner mettessero piede a Mosca. Fonti vicine al Cremlino avevano fatto sapere che le possibilità di una svolta erano «estremamente basse» e che Putin sarebbe disposto a discutere la fine della guerra solo «alle condizioni della Russia».
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