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La Giornata mondiale delle zone umide: «In Italia esistono 63 siti, preziosi alleati nella lotta alla crisi climatica. Ma serve istituire nuove aree protette»

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di Silvia Morosi

Il report di Legambiente in occasione del 50esimo anniversario della ratifica della Convenzione di Ramsar da parte dell’Italia

Paludi e acquitrini, torbiere e bacini, naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra, o salata, 
prati umidi, oasi, estuari, delta e fondali di marea, aree marine costiere, mangrovie e barriere coralline, e siti artificiali come peschiere, risaie, bacini idrici e saline. E ancora distese di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non supera i sei metri. Le zone umide sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità e, allo stesso tempo, minacciati: coprono solo il 6% della superficie terrestre, ma ospitano il 40% delle specie vegetali e animali, inclusi pesci, uccelli acquatici e anfibi. In occasione del 2 febbraio, Giornata mondiale delle zone umide, istituita dall’Onu nel 1997, e del 50esimo anniversario della ratifica della Convenzione di Ramsar sulle Zone Umide da parte del nostro Paese (firmata in Iran, nel 1971), Legambiente ha diffuso il rapporto “Ecosistemi acquatici 2026. Insieme per le zone umide” per fare il punto sulla tutela di questi ambienti.  Secondo il Global Wetland Outlook 2025, nel mondo è andato perso circa il 22% dell’estensione complessiva delle

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