
di Pietro Mella Bitti
Le stime di Api: in calo ordini e produzione. Il presidente Cellino: «Serva una politica espansiva»
Il manifatturiero italiano ha rimesso la marcia della crescita, ma il Piemonte resta in affanno. I dati più recenti sul settore industriale raccontano un quadro a due velocità: da una parte la produzione nazionale torna a crescere, con l’indice Pmi di S&P Global che ad aprile ha raggiunto 52,1 punti, il valore più alto degli ultimi quattro anni; dall’altra il tessuto delle piccole e medie imprese piemontesi continua a muoversi in un clima di forte prudenza, tra ordini deboli e fiducia in calo, portando incertezza sugli investimenti futuri. I motivi? Il settore automotive che rallenta, il costo dell’energia, le difficoltà di accesso al credito e un contesto internazionale che rende i mercati instabili. È la fotografia scattata dall’indagine congiunturale dell’Api Torino, che descrive imprese «sempre più sull’ottovolante»: realtà capaci di reagire nel breve periodo, ma ancora lontane da una fase di crescita consolidata.
Il primo semestre del 2026 ha infatti mostrato alcuni segnali positivi. La produzione torna in territorio positivo con un saldo del +10,6%, dopo il -6,8% registrato nella precedente rilevazione, mentre il fatturato registra




