
di Marco Cremonesi
Nel 1984 la nascita della Lega lombarda. Le notti tra manifesti e scritte sui muri. Poi il salto a Roma, il federalismo, il partito di governo e l’uscita di scena
«Le idee ti vengono solo di notte. Ti vengono quando sei solo, ma le capisci quando ne parli con qualcuno… di notte». Tutti coloro che lo hanno conosciuto raccontano che il «vero» Umberto Bossi era quello notturno. Certo, c’era anche quello che riempiva le piazze, anche di luoghi remoti, con i sostenitori che rinunciavano a ferie, riposi e pure alla stabilità del matrimonio per andarselo a sentire in qualche località sperduta che chissà come gli era venuta in mente.
È sempre stato così. Bobo Maroni ricordava ogni volta gli anni frenetici prima ancora che nel 1984 nascesse la Lega lombarda. Alla fine degli anni Settanta il grande autonomista valdostano Bruno Salvadori accese in lui la fiammella con un volantino all’università di Pavia. Maroni raccontava di quelle notti, «quelle in cui discutevamo fino a ore indecenti ma lui a letto non ci voleva andare mai. Quelle in cui fregavamo l’auto di mia mamma e andavamo ad attaccare i manifesti e fare le scritte sui muri».




