
di Federico Thoman
Il filosofo-imprenditore Usa nell’ultimo giorno di lezioni romane si dedica a storia e geopolitica. Per lui la Cina non può essere egemone: ecco perché
Quinto giorno a Roma e quarta e ultima lezione di Peter Thiel nel suo ciclo di conferenze sull’Anticristo biblico. Ma, stavolta, più che di teologia si parla di storia e geopolitica. L’impero romano come ultimo vero impero universale e la ricerca di una nuova Roma. Non lo è diventata la Londra della pax britannica ottocentesca: un impero assai esteso, durato fino a metà del Novecento, poi rimpiazzato dalla ben più solida guida degli Stati Uniti. Superpotenza anch’essa in declino, ormai.
La fortezza da difendere
Cosa verrà dopo? Una digressione sulla Russia: un impero finito nel 1917 per Thiel, notoriamente un anticomunista convinto. Ma l’obiezione che Putin ha cambiato ideologicamente rotta gli consente di prendere le distanze dal leader del Cremlino: dice che non sa se vedere in lui il cristiano o l’uomo del Kgb.
La vera potenza emergente è, ovviamente, la Cina, ma secondo il fondatore di Palantir nemmeno Pechino ha le tre condizioni (superpotenza militare, finanziaria e anche in campo ideologico o religioso) necessarie per dominare il mondo.




