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La destra che non capisce più il Mezzogiorno

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di Antonio Polito

«Un’Italia assistita, attaccata come la cozza di Giovanni Verga allo scoglio del reddito senza lavoro, alle pensioni di invalidità, alle promesse che dai tempi di Lauro arrivano fino al presente con le mirabili trovate economiche del presidente regione Campania, Roberto Fico… Sono due Italie alle quali bisogna guardare con realismo. Tra poco più di un anno si va al voto, il governo deve organizzare due piani, uno per i ceti produttivi, uno per il Mezzogiorno che non ha votato la riforma». Quale ragionamento può aver spinto un giornalista che stimo professionalmente come Mario Sechi, e del quale rispetto le idee politiche, a scrivere una cosa del genere? Lasciamo stare il sentimento anti-meridionalista di cui trasuda questo brano, forse per compiacere un certo tipo di lettore del Nord. Quello che mi interessa è l’aspetto politico. Bertolt Brecht aveva inventato un aforisma per irridere il modo in cui i comunisti erano soliti reagire alle sconfitte: «Poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo». Si vede che nella fabbrica delle idee del centrodestra, della quale il direttore Sechi è un pezzo pregiato, si pensa lo stesso della sconfitta del «Sì» al Sud.

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