
di Carlo M. Cantore e Filippo Fontanelli*
La decisione dei giudici, il conflitto istituzionale, la scelta della Casa Bianca: avanti tutta. Ma così l’incertezza, per tutti, aumenta
Con una maggioranza di sei giudici a tre, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il presidente Trump non aveva il potere di imporre i dazi sulle importazioni da paesi terzi, annunciati l’anno scorso nel “Liberation Day” del 2 aprile. Per introdurre questi dazi (ulteriori a quelli, legittimi, negoziati in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio), Trump aveva invocato le disposizioni dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), una legge che autorizza il presidente ad adottare misure per «regolare l’importazione» di merci, in presenza di una minaccia «grave e inusuale» alla sicurezza nazionale del Paese. La Costituzione degli Stati Uniti, però, riserva al Congresso il potere di imporre le tasse, tra cui i dazi sulle importazioni. Anche quando il Congresso ha delegato questo potere all’esecutivo, lo ha fatto in maniera esplicita e imponendo vincoli procedurali e temporali stringenti. Per la Corte, il riferimento generico dell’Ieepa alla possibilità che il presidente adotti misure per «regolare le importazioni» in situazioni di emergenza non include il potere di imporre dazi.
L’illegalità dei




