
di Antonio Polito
In un referendum vale il merito, non si decide in odio agli altri
Prima che leggiate questo articolo, per dovere di trasparenza vi avverto: l’autore dirà Sì al referendum sulla separazione delle carriere, pur non avendo votato per il centrodestra, che nel suo programma elettorale annunciava con chiarezza questa riforma. Aggiungo di aver scelto il Sì anche al referendum che nel 2020 ridusse il numero dei parlamentari, nonostante non avessi votato per i Cinquestelle che l’avevano voluto. E, per completare il quadro, confesso di aver detto No alla riforma costituzionale di Matteo Renzi.
Credo infatti che il valore dell’istituto referendario stia proprio nel non chiedersi, almeno per una volta, «a chi giova», ma «che cosa giova» al Paese. Nel decidere dunque con la propria testa, e non per lealtà di partito o in odio agli «altri». E penso che questo principio debba ispirare un giornale indipendente: a differenza dei fogli militanti, la sua funzione non è di mobilitare i lettori per obiettivi politici, ma di orientarli su norme e valori.
Se si guardano così le cose, allora risulta (perlomeno a me) evidente che la riforma in discussione non «stravolge» affatto la Costituzione,




