
di Marta Serafini
Il Pentagono starebbe valutando se «spostare» in Medio Oriente risorse destinate all’Ucraina
DALLA NOSTRA INVIATA
KIEV – Atterra a Riad il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e annuncia «accordi importanti» per la vendita di droni e per gli intercettori che Trump continua a snobbare, nonostante servano per abbattere i velivoli kamikaze di Mosca e Teheran. Ma la matassa per Kiev si annoda sempre più stretta. È il Washington Post a portare a galla il nodo più grosso, quello degli aiuti.
Secondo il quotidiano statunitense, il Pentagono starebbe valutando se dirottare in Medio Oriente le armi destinate originariamente all’Ucraina e ordinate tramite il programma Purl (Prioritized Ukraine Requirements List), che consente ad altri membri della Nato di finanziare l’acquisto di armi statunitensi per l’Ucraina, intercettori aerei compresi. E se una decisione ancora non è stata presa, il solo valutare un’ipotesi simile mette in evidenza come nell’agenda statunitense Kiev sia sempre più in basso tra le priorità.
A minimizzare il rischio che la guerra in Iran distolga forze dal fronte ucraino e armi dalle forniture acquistate dagli europei e destinate a Kiev, è lo stesso Trump che, pur ammettendo come gli Usa reindirizzino spesso le armi




