Il campione del mondo dei 1500 racconta al podcast Citius Mag il lavoro fisico e mentale dietro il record: dal Project 222 fino agli ultimi 150 metri. “Ho corso gare più difficili, le mie gambe conoscevano il ritmo. Quella frase del mio mental coach la svolta. ‘E se alla fine fosse facile?'”
Giornalista
23 luglio – 18:15 – MILANO
Centinaia di chilometri per quegli ultimi 150 metri. Josh Kerr, 28enne di Edimburgo, sabato ha battuto il record del mondo del miglio di El Guerrouj, che resisteva da 27 anni, correndo in 3’42″66. Negli ultimi metri non gli arrivava più nemmeno più il boato dei 60 mila spettatori del London Stadium: come gli era già successo nella finale olimpica di Parigi 2024, a un certo punto non sentiva proprio più niente. “È una cosa più mentale, ma è una sensazione calmante. Il corpo spegne tutto ciò che non è necessario”, racconta. Quegli ultimi metri sono entrati nella storia. Ma forse è ancora più interessante capire come ci è arrivato. Lo ha raccontato nelle ultime ore, tra l’intervista concessa a The Athletic e il podcast Citius




