
Dopo la mancata qualificazione in Champions Cardinale ha fatto piazza pulita, Elkann invece ha preferito tenere uniti i cocci con un approccio che possa funzionare
É singolare, quasi curioso, quello che sta succedendo tra Milan e Juve. Già, perché la situazione è praticamente identica – l’esclusione dalla zona Champions, la caduta verticale nelle ultime giornate, la rinuncia a una settantina di milioni – eppure la reazione è completamente diversa. Cardinale non ha aspettato neppure 24 ore per azzerare tutto con un comunicato durissimo e licenziare d’un colpo l’amministratore delegato, il direttore tecnico, l’allenatore e il ds. Per Furlani, Moncada, Allegri e Tare nessuna prova d’appello. All’opposto lo scenario in casa Juve, con John Elkann che ha confermato l’allenatore, invitando l’amministratore delegato ad una maggiore collaborazione con le altre componenti. Insomma, si riparte con la stessa struttura: Comolli, Spalletti, il direttore sportivo Ottolini e Chiellini dovranno capire cosa non è andato e studiare una strategia sul mercato che risponda alle esigenze di Spalletti.




