
HAMNET – NEL NOME DEL FIGLIO. Nelle sale
Commovente, intenso, un brivido. Il dolore che incide sulle relazioni. L’arte che interferisce sui gesti, gli affetti, i legami naturali. La tragedia prima di essere scritta. La memoria che diventa ossessione quando è un lutto a incendiarla e a renderla intollerabile. Shakespeare prima di Shakespeare. L’uomo prima del genio: le sue inquietudini, il bisogno di volare, le assenze che prima o poi creano un vuoto incolmabile e chiedono ragione. La leggenda del Bardo raccontata / enfatizzata nel romanzo omonimo di Maggie O’Farrell (2020) ambientato alla fine del Cinquecento nell’Inghilterra elisabettiana a Stratford on Avon, dove il giovane William Shakespeare (Paul Mescal) insegna il latino a studenti svogliati sognando la gloria del teatro a Londra. Un uomo vitale, appassionato, figlio del guantaio, dominato da un’immaginazione al galoppo, fuori dagli schemi del villaggio, che s’innamora della selvatica Agnes (Jessie Buckley), dall’intuito profetico, in totale simbiosi con la natura, di cui conosce i segreti e a cui affida euforie e malumori. Molti nel paese la considerano una strega, in realtà Agnes è un’orfana allevata da una matrigna distante.
Nessuno approva quell’unione che è invece sincera e dalla quale nel tempo nasceranno tre figli: la primogenita Eliza




