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Jesse Jackson marciò con Martin Luther King e seppe unire i neri sulla strada verso Obama

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di Walter Veltroni

Specie nelle primarie del 1988 in cui ottenne il trenta per cento dei consensi riuscì a motivare migliaia e migliaia di neri e li portò a iscriversi nelle liste elettorali

Il colpo sparato da James Earl Ray dalla finestra di fronte spezzò, insieme, la mascella e la cravatta di Martin Luther King, che si trovava sul balcone della stanza 306 del Lorraine Hotel di Memphis, il 4 di aprile del 1968. Con lui c’era un giovane esponente del movimento per i diritti civili, Jesse Jackson, che poi ricorderà così quei momenti drammatici: «La polizia stava venendo verso di noi con le pistole spianate. Ricordo di essere strisciato verso i gradini. C’era sangue ovunque e un fotografo ne ha preso una tazza».

King e Jackson si erano incontrati lungo la decennale lotta che ha unito i neri d’America per rimuovere schiavismo, odiose discriminazioni razziali, abusi, violenze, forme antiche e nuove di segregazionismo. Una lotta che non è mai finita. Jackson diceva infatti in tempi recenti: «Le persone di colore hanno tassi di mortalità infantile più elevati, un’aspettativa di vita più breve, una maggiore disoccupazione, meno istruzione. Paghiamo di più per meno. Questa è la nostra

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