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Italiani al macello sul fronte ucraino: legionari dimenticati e missioni suicide sono l’altra faccia della guerra

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Sono uno degli istruttori che ha addestrato la maggior parte dei legionari», scrive un veterano italiano della guerra in Ucraina. «Ci trattano come merde, non me naturalmente, ma le reclute che vivono in case senza acqua e riscaldamento. Litigo ogni giorno per cercare di aiutare i ragazzi».

Lo sfogo inviato a Panorama con diversi messaggi negli ultimi mesi è di un volontario ferito quattro volte in battaglia. Fin dai primi giorni dell’invasione si era arruolato nella Legione internazionale contro i russi. La Legione, composta da migliaia di volontari stranieri in quattro anni di guerra, è stata ufficialmente sciolta il 31 dicembre scorso. I combattenti rimasti vengono integrati in reparti ucraini, ma la delusione è forte. Il colonnello Ruslan Myroshnychenko, nome di battaglia “Santa”, ex comandante del secondo battaglione, ha definito «assurdo» il piano di reintegro con «un’alta probabilità di morte» per i legionari. Il volontario italiano che ci ha scritto è ancora più netto: «Li mandano a morire con stupide missioni, molti stanno disertando e altri hanno perso la motivazione. Non vogliono più combattere per gli ucraini». Secondo la fonte di Panorama sul campo «a nessuno importa più nulla dei legionari. Ci hanno usati e adesso ci trattano come spazzatura

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