
di Davide Frattini
Il primo ministro di Israele è stato l’unico a non annunciare il cessate il fuoco con un messaggio personale. Rifiuta la via diplomatica e tiene aperti i fronti di guerra a Gaza e in Libano
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – Nella notte è stato l’unico a non annunciare il cessate il fuoco con un messaggio personale. In parte perché non l’aveva deciso lui (semmai subito), in parte per non associare un’altra volta il suo nome alla parola tregua.
Gli israeliani hanno fatto avanti e indietro dai rifugi sotterranei per cinque settimane, le scuole rimaste chiuse, l’aeroporto Ben Gurion bloccato, le festività ebraiche rovinate. Eppure la situazione che emerge dall’intesa per la pausa nei combattimenti riporta l’orologio al 28 febbraio, quando gli Stati Uniti e Israele avevano iniziato l’operazione contro l’Iran: l’uranio arricchito resta nascosto da qualche parte, il cambio di regime non c’è stato, le stime sulla distruzione dei missili sono contrastanti.
È improbabile che Bibi, com’è soprannominato, si presenti in televisione per spiegare com’è andata. Negli oltre due anni passati dai massacri del 7 ottobre 2023 perpetrati da Hamas non si è mai preso la responsabilità per le strategie politiche e militari dietro la




