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Iraq, l’Italia non chiude l’ambasciata dopo l’attacco a Erbil: «Esplosioni e aerei, ma restiamo qui con la missione civile e con quella militare»

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di Lorenzo Cremonesi

Fontana, l’ambasciatore a Baghdad: «Nessun progetto di ritiro, assistiamo qui circa 300 italiani. E le nostre basi restano al fianco di iracheni e curdi». Aperto anche il consolato a Erbil

ERBIL (IRAQ) – «Le sedi diplomatiche italiane in Iraq restano aperte, sia l’ambasciata a Baghdad che il consolato generale a Erbil. Abbiamo alleggerito di circa il 10 per cento il personale, come del resto ha fatto però in misura maggiore anche la missione militare», spiega al Corriere dalla capitale irachena l’ambasciatore Niccolò Fontana. Ad oggi dei circa 500 soldati italiani che si trovavano in Iraq un mese fa ne restano poco più di 150. 

Quindi nessuna fine missione? 
«Assolutamente no, non diplomatica e non militare. L’Italia resta presente al fianco degli iracheni e dei curdi nelle proprie basi, pronta a riprendere le attività quando l’attuale crisi verrà risolta». 

Le milizie sciite irachene legate a Teheran negli ultimi giorni hanno sparato parecchio contro la «zona verde» dove c’è l’ambasciata americana, che è vicina a quella italiana: che situazione c’è? 
«Sentiamo distintamente il rumore delle esplosioni dalla nostra zona protetta nell’ambasciata. Quella americana si trova a circa 500 metri da noi. E quest’ultima notte (ieri per

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