
Trattative bloccate tra Washington e Teheran su uranio e impianti atomici, mentre gli Stati Uniti rafforzano la presenza militare in Medio Oriente. Pressione massima, minacce e diplomazia in bilico: cresce il rischio di escalation.
L’ennesimo round di trattative sul programma atomico iraniano si è chiuso con un nulla di fatto. Le delegazioni restano su posizioni distanti sui nodi centrali, mentre Washington ha intensificato la pressione diplomatica e militare, avanzando condizioni drastiche e aumentando il dispiegamento di forze aeree e navali nell’area mediorientale.Durante gli incontri serali, i rappresentanti statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno ribadito che Teheran dovrebbe eliminare i tre principali impianti nucleari – Fordow, Natanz e Isfahan – e trasferire all’estero, sotto controllo americano, l’intero stock residuo di uranio arricchito. È quanto riferito da fonti vicine al negoziato. La posizione americana include inoltre la richiesta che qualsiasi futura intesa non abbia limiti temporali, superando il modello dell’accordo siglato durante la presidenza Obama, più volte criticato dai repubblicani perché ritenuto insufficiente. Donald Trump, nel corso del suo primo mandato, aveva abbandonato quel quadro – il Joint Comprehensive Plan of Action – ripristinando un severo regime sanzionatorio contro la Repubblica islamica.
Teheran ha respinto l’ipotesi di esportare le proprie




