
Trump ha confermato la deadline per stanotte. Divisioni interne e pressioni internazionali mentre si attende la risposta dell’Iran
Ci siamo quasi. Alle 2 di notte (orario italiano), scadrà l’ultimatum che Donald Trump ha fissato per l’Iran. Se il regime khomeinista non riaprirà lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti colpiranno pesantemente le infrastrutture energetiche della Repubblica islamica. «L’intero Paese può essere messo fuori combattimento in una sola notte, e quella notte potrebbe essere domani sera», ha dichiarato ieri il presidente americano. «Abbiamo un piano, in base al quale ogni ponte in Iran sarà distrutto entro la mezzanotte di domani, ogni centrale elettrica sarà fuori servizio, in fiamme, esploderà e non potrà mai più essere utilizzata. Intendo una demolizione completa, entro la mezzanotte, e avverrà nell’arco di quattro ore, se vogliamo che accada», ha aggiunto.
«Non lo vogliamo. Voglio distruggere le loro infrastrutture? No. Ci vorrebbero 100 anni per ricostruirle», ha anche precisato Trump, che, sempre ieri, ha aperto uno spiraglio diplomatico. «Hanno fatto una proposta, ed è una proposta significativa. È un passo significativo. Non è sufficiente, ma è un passo molto significativo», ha affermato, riferendosi alla controproposta presentata dagli iraniani rispetto al progetto di cessate il fuoco offerto




