
Nei primi sei mesi dell’anno l’Italia ha investito 813 milioni di euro in venture capital contro i 44 miliardi del resto d’Europa: siamo a circa il 2% dell’Ue
La nostra (bassa) cultura finanziaria ci spinge a essere molto prudenti. Ma per quanto tempo ancora riusciremo a esserlo, quando contemporaneamente lamentiamo un cronico ritardo sulla tecnologia, sulla crescita delle aziende e via dicendo? Leggendo quell’aumento del 49% delle somme investite nel venture capital nel primo semestre, dovremmo essere ottimisti. Peccato che ci sia ben poco da festeggiare confrontando le cifre assolute, 813 milioni per l’Italia e 44 miliardi in Europa, secondo l’Osservatorio Growth Capital. Siamo a circa il 2% dell’Unione, dato che non rispecchia affatto il nostro peso effettivo nella Ue. Un piccolo indizio di quell’avversione al rischio che condividiamo con i nostri partner. Nonostante questo, tra i 300 e i 400 miliardi di risparmio europeo ogni anno prendono la strada degli Stati Uniti in cerca di rendimenti. Il classico cane che si morde la coda. Quando vogliamo rendimenti puntiamo sull’America dove le aziende rischiano, altrimenti preferiamo addirittura tenere i nostri soldi sui conti correnti.
Vale per i risparmiatori, come per le aziende. Che continuamente lamentano i ritardi e le regole




