di Diana Cavalcoli e Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Dopo il rimbalzo di fine 2025, la manifattura avanza a fatica: farmaceutica e metalli crescono, auto e moda restano in crisi. Nel report di Confindustria, decisivi credito, costi energetici e investimenti Pnrr
L’industria italiana entra nel 2026 con il passo corto e lo sguardo rivolto altrove: agli investimenti che tengono, ai servizi che corrono, e soprattutto alla bolletta energetica che — forse — smetterà di mordere. Il quadro che emerge dall’ultima Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria è quello di una ripresa fragile, disturbata da export debole e consumi ancora esitanti, ma non priva di appigli su cui costruire una lenta risalita.
Dopo il buon finale del 2025, con il Pil sostenuto dagli investimenti del Pnrr, l’economia italiana ha aperto l’anno in chiaroscuro. Le famiglie mostrano un filo di fiducia in più, i servizi accelerano, ma l’industria resta prigioniera di una volatilità che ne rallenta il recupero. La produzione a dicembre è tornata a scendere e gli indicatori di gennaio segnalano solo un miglioramento marginale, ancora in territorio recessivo.
A pesare sono soprattutto due zavorre: la domanda estera e quella interna. L’export, pur




