
di Luigi Ippolito
L’ex premier sta setacciando personalmente gli Epstein files a caccia di documenti su Mandelson e Andrea Mountbatten-Windsor
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – È una vera crociata morale quella lanciata da Gordon Brown, il successore di Tony Blair e premier laburista dal 2007 al 2010: perché c’è soprattutto lui dietro l’arresto dell’ex principe Andrea e di Peter Mandelson, l’ex ambasciatore britannico a Washington.
Negli ultimi mesi Brown è stato preso come da un sacro furore: si è messo a spulciare personalmente nei file di Jeffrey Epstein (con l’aiuto della cognata giornalista) alla ricerca di prove contro Andrea e Mandelson, ha mandato esposti alle polizie di mezza Inghilterra, ha scritto articoli di denuncia su giornali e riviste per sollecitare inchieste. E non accenna a fermarsi.
La prima mossa l’ha fatta lo scorso settembre, quando erano emerse le prime email che mostravano un livello di confidenza fra Mandelson e Epstein fino ad allora sconosciuto: Brown scrisse all’allora capo di gabinetto del premier Keir Starmer per chiedergli la corrispondenza fra ex ministri ed Epstein (ma venne informato che non esistevano messaggi di quel tipo).
L’ex primo ministro si è però scatenato da inizio febbraio, quando è stato rivelato




