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In Piemonte salari fermi, corrono i patrimoni: ai più ricchi 30 miliardi di guadagni

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di Christian Benna

In dieci anni nella regione è raddoppiata l’attività finanziaria. Lo stipendio medio? 26 mila euro

Tanta finanza, poca industria. Più dividendi da titoli, meno crescita dei salari. E inevitabilmente la forbice tra ricchi e poveri si allarga a dismisura. Con un club sempre più ristretto di benestanti, circa 10 mila persone in città, che incassano redditi superiori a 120 mila euro l’anno e un esercito di persone a rischio povertà, l’11% della popolazione, oltre 80 mila cittadini. E in mezzo? C’è una classe media robusta, 200 mila torinesi, che però dovrebbe lavorare per altri dieci anni (e senza spendere un centesimo) per uguagliare le masse investite dai più ricchi in fondi comuni e azioni, pari a 90 miliardi.

Di queste disuguaglianze in portafoglio ma anche educative, energetiche e tecnologiche, si parla in questi giorni al Polo del ‘900 per la Settimana del Lavoro di Ismel. Ma il termometro è proprio quello del reddito, da cui si misura la capacità del territorio di produrre ricchezza. Prendendo in esame il decennio, e incrociando i dati di Bankitalia sull’economia regionale con quelli del Mef sulle dichiarazioni dei redditi, viene fuori il quadro di una città che è

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