
di Simona De Ciero
Dopo il suicidio assistito di Alberto, da giovedì 19 febbraio al via la disussione sul suicidio medicalmente assistito. Nicco: «Sarebbe cinico affrontare un tema così profondo come terreno di scontro»
Grazie al coraggio di Alberto e della sua famiglia, il fine vita — messo in un angolo dalle ultime due giunte piemontesi, nonostante oltre undicimila firme di cittadini e cittadine a sostegno di una legge di iniziativa popolare — torna finalmente in aula. E questa volta, dopo la morte di Alberto, la prima in Piemonte medicalmente assistita, parla anche il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco.
Il primo confronto è fissato per giovedì prossimo e, se accade, è grazie alla determinazione di un singolo uomo del Chivassese, malato terminale ma non disposto ad accettare l’indecisionismo dell’Asl To4. Ed è anche grazie all’iniziativa dei consiglieri Fabrizio Ricca (Lega) e Alice Ravinale (Avs), politicamente lontanissimi ma uniti nel chiedere la riapertura formale di un tavolo di lavoro sul tema.
La vicenda è nota, ma merita di essere ricordata per intero. Dopo nove mesi di richieste, attese, peripezie, scambi formali e risposte contraddittorie, Alberto ha ottenuto ciò che domandava con lucidità ostinata: mettere fine




