
di Greta Privitera
Da un lato la marea nera di turbanti e chador in lutto, dall’altro le ragazze senza velo in festa
Si battono il petto, si flagellano capo e viso in segno di lutto, occhi lucidi al cielo mentre le preghiere si fondono in un lamento corale. Donne avvolte in chador neri fino ai piedi, e chi non piange esibisce un volto contrito.
Domenica mattina piazza Enghelab — la piazza della Rivoluzione, crocevia del regime con i suoi funerali di Stato –— si riempie di migliaia di fedelissimi giunti a commemorare Ali Khamenei, la Guida Suprema uccisa dalle bombe di Donald Trump e Benjamin Netanyahu. I droni ronzano alto sulla folla che intona «Siamo con gli ayatollah», mentre le telecamere della tv di Stato — occhio rodato della propaganda — mandano immagini in loop per raccontare al mondo «guardate quanti siamo». Questa marea nera di turbanti e lamenti che giura eterno sostegno alla teocrazia è un volto dell’Iran, ma non quello predominante.
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Chi appoggia il regime
Secondo gli esperti, meno del 20% della popolazione appoggia davvero il regime e tra questi c’è chi dalla sua macchina ci guadagna,




