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In piazza a Kiev tra chi invoca Fedorov: «Andiamo avanti, non ci ignorino»

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di Marta Serafini

Il sociologo: per il manifestanti l’ex ministro è la promessa di un futuro

DALLA NOSTRA INVIATA 
KIEV «Non riuscirete a ignorarci». Decimo giorno consecutivo, la protesta torna in piazza Ivan Franko. Davanti al teatro nazionale. Sotto il perimetro del potere. A poca distanza dal palazzo presidenziale ucraino, dove nell’ultima settimana Volodymyr Zelensky ha visto aprirsi forse la crisi più dura dall’inizio della guerra.

Non una folla oceanica. Ma un manipolo che si conta. Veterani, amputati, ragazzi troppo giovani per avere già quella stanchezza negli occhi. Corpi che la guerra la portano addosso. Per parlare, cartone povero, scritto a mano, appoggiato ai blocchi stradali, fatto in fretta ma necessario.

La richiesta sempre la stessa, anche dopo la caduta dell’ex capo di stato maggiore Oleksandr Syrskyi, sostituito con il più giovane Mykhailo Drapaty. La piazza non si è svuotata quando una delle sue domande è stata accolta. Anzi. È rimasta lì a dire che non basta. Che il punto non è solo togliere di mezzo un comandante contestato, ma riportare Mykhailo Fedorov al ministero della Difesa.

«Non è resa. È bisogno di futuro. Bisogno di sapere che la tua opinione conta, non come ai tempi

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